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lunedì 10 novembre 2014

Europa: un lungo, lento e irreversibile declino


Certamente il debito pubblico italiano è un problema per tutti, che rischia di far crollare la moneta unica, e se l’ economia italiana rimarrà stagnante nel prossimo decennio prima o poi assisteremo all’insolvenza.
Secondo i dati europei, tra il 2007 e il 2013 il rapporto tra debito pubblico e PIL ( prodotto interno lordo ) è passato dal 103,3 al 132,6 per cento.
L’ OCSE ( organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico ) prevede che nel 2014 raggiungerà il 137,5 per cento. Se la stagnazione continuerà per tutto il 2015 e 2016 il rapporto tra PIL e debito andrà verso il 150 per cento. Secondo noi non è il problema, la percentuale in sé, quanto la tendenza.
Ci sono segnali di probabile imminente arrivo della DEFLAZIONE : calo prezzi, che fa aumentare il valore reale del debito .
Quando un’economia è in deflazione il denaro non speso acquista valore nel tempo. Questo può sembrare una cosa positiva, ma significa che tutto il resto perde valore, compreso il lavoro, e che non ha senso spendere soldi che si possono risparmiare, quindi tutti smettono di spendere. Questa non è la ricetta della crescita, è la ricetta di due decenni di stagnazione.

Strumenti politici

L’unico modo per uscire da questa trappola è che il PIL aumenti più del debito. Purtroppo l’ Italia non ha gli strumenti politici per attivarlo; non ha moneta da svalutare. La Banca Europea Centrale ( BCE ) non sta ancora comprando il debito pubblico italiano ( questo è il vero problema). Questo sarebbe il modo per contare su una svalutazione simile a quella del 1992, quando la lira uscì dal meccanismo dei tassi di cambio europei, per fare ciò l’euro dovrebbe svalutarsi di circa il 60 per cento.

Riforme economiche
Ci viene da ridere ascoltando chi continua a dire che bisogna riformare la GIUSTIZIA, abbassare le TASSE ( chi le paga) migliorare efficienza della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. In sostanza modificare il proprio sistema politico. Prendiamo esempio dal GIAPPONE, terza potenza industriale mondiale: ha un mercato del lavoro flessibile, una tassazione bassa, un sistema giuridico efficiente. Eppure l’economia giapponese dà risultati deludenti da più di vent’anni. Tra cui altissimo debito e la Banca centrale che continua a stampare moneta.
 

Influenza su eventi macroeconomici

Nei prossimi anni scoppierà negli Stati uniti la BOLLA dei “ prestiti agli studenti universitari “ che ormai ha raggiunto somme enormi, non più esigibili e la BOLLA immobiliare cinese, e la non corretta valutazione dei rischi per il mercato dell’energia ( crisi ucraina/avanzata miliziani dello stato islamico ). Infine le ultime due chicche : il sistema bancario italiano è il peggiore in Europa, con circa 320 miliardi di crediti inesigibili, e i più grandi gruppi industriali italiani, controllati dal cosiddetto capitalismo famigliare, sono pieni di debiti e dovrebbero essere ricapitalizzati, cosa che non avviene, anzi gridano più forte ancora per la riduzione dello stato sociale e dei diritti. Quelli che ci hanno messo in braghe di tela adesso hanno la ricetta per lo sviluppo e purtroppo ci sono quelli che gli danno retta.

Il presidente
Oscar Brun

domenica 9 marzo 2014

Diseguaglianze Sociali “in aumento”

Fonte: ISTAT
Tra il 2005 e il 2013 il numero dei poveri in Italia è raddoppiato:
- otto milioni e mezzo di cittadini italiani vive in condizioni di povertà relativa;
- cinque milioni di cittadini italiani vive in condizione di povertà assoluta.

Fonte: BANCA CREDIT SUISSE
Tra il 2011 e il 2012, ci sono in Italia 127 mila persone in più, con una ricchezza superiore a un milione di euro ( attività finanziaria e investimenti in borsa ).

Fonte: ISTAT
- Il 21,2% delle famiglie italiane non può riscaldare la propria casa;
- il 29,9% delle persone residenti in Italia è a rischio povertà;
- gli abbandoni scolastici precoci è al 18,2% ( Europa al 13,5%);
- la percentuale italiana laureati è il 13,8% mentre quella Europea è al 30%;
- negli ultimi 10 anni sono diminuite del 40% le iscrizioni universitarie del ragazzi con diplomi tecnici, mentre sono aumentate quelle dei diplomati dei licei dell’ 8%.



Un Sistema tornato ad essere classista
Vorremmo suggerire a chi ci governa “ che un paese ignorante è un paese perdente su tutti i fronti”.
Forse questo farebbe molto bene a quella classe dirigente di Confindustria, che per bocca del suo massimo dirigente Ing. Squinzi, tutti i giorni chiede per le imprese (sue associate):
meno tasse, più investimenti statali, più libertà di mercato, meno vincoli sindacali, meno diritti per i lavoratori, più flessibilità sulle leggi ambientali, ecc.

Per fare cosa?
Fabbriche in Cina o nei paesi del terzo mondo, soldi in Svizzera o nei paradisi fiscali e debiti e macerie industriali in Italia? La dichiarazione dei redditi 2012, siamo a 20.680 euro annuo per i dipendenti, contro i 20.469 euro dei datori di lavoro.

TANTI POVERI E TANTI EVASORI.

 

mercoledì 9 ottobre 2013

VOILA' ... LA POLITIQUE!

Ho letto recentemente la tesi di laurea del Dott. Giorgio Intaglietta, dal titolo " La liberazione del lavoro, una falsa utopia ? " la quale ben rappresenta la nostra concezione del lavoro:

lavorare meno, lavorare tutti.

Abbiamo deciso di pubblicarla sul nostro blog perchè riteniamo che allargare la
conoscenza sia una sfida continua e uno stimolo pressante al cambiamento culturale.
In virtù di ciò, la questione della riduzione dell'orario di lavoro non deve portare ad un arroccamento difensivo, ma ad dibattito costruttivo, iniziando da una eventuale Legge alle 35 ore settimanali.



                                            Il Presidente Sindacato A.S.A. 2013
                                                           Oscar  Brun


Premessa dell'autore

Per molto tempo ho ritenuto che l'equazione " più tecnologia uguale meno tempo dedicato al lavoro " dovesse svilupparsi naturalmente.

Poi però l'analisi della realtà ha contraddetto questa convinzione e, seppur con i vari distinguo quali le 35 ore francesi, il trend di riduzione dell'orario di lavoro, negli ultimi decenni dello scorso secolo si è interrotto.

Questo ha creato paradossi come quello greco, in cui si registra la media di ore annue lavorate pro-capite più alta d'Europa, e contemporaneamente il più alto tasso di disoccupazione.

Tutto questo mi ha portato ad analizzare ed approfondire questo controverso tema.


                                                                                  Dott. Giorgio Intaglietta